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Serodine con la luce fa saltare la materia

Nella dettagliatissima scheda in catalogo di questo San Pietro che legge, i curatori della mostra in corso alla Züst di Rancate ricostruiscono pressoché ora per ora la vicenda collezionistica e critica dell’ultimo secolo, ammettendo «quanto è difficile sfuggire alle seduzioni della bella pagina quando si deve commentare un dipinto così».

E, in effetti, è questa crepitante tela, simbolo della Pinacoteca che la conserva e ora “illuminata” dallo straordinario contesto degli altri dipinti di Serodine che la attorniano, a chiedere che la materia diventi parola, nel tentativo di restituire, se non le emozioni suscitate, quantomeno la bellezza che ci ha folgorati. non a caso, è un’opera che ha acceso anche gli animi di alcuni scrittori come Elena Bonzanigo che, nel 1944, pubblica il suo romanzo Serena Serodine e immagina nientemeno che i celebri architetti Carlo Maderno e Francesco Borromini commentare: «Un miracolo, come hai dipinta la luce! neppure Raffaello… Dipingere la luce! Era questo, dunque? Dipingere la luce!».

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