Petrini: una scoperta e dieci dipinti inediti

Chi è il mercante d’arte? Un professionista che, come diceva Giovanni Testori, deve «saper vedere quel che gli altri non vedono, saper prevedere quel che gli altri non prevedono, e saper rischiare dove gli altri non rischiano». La storia di questa avvincente riscoperta di dieci nuove opere attribuite al ticinese Giuseppe Petrini (1677-1755/59) è tutta legata a due gallerie d’arte e ai rispettivi titolari: due persone molto diverse, per certi versi afferenti a mondi differenti, ora destinati a sfiorarsi nel nome del pittore di Carona. Questo florilegio petriniano è l’occasione, infatti, per aprire una piccola finestra sulle dinamiche dell’arte, che trovano nel mercato un motore indispensabile alla propria evoluzione, di pensiero e di conoscenza. Perché la Storia dell’arte non è fatta solo di opere, ma, soprattutto, di uomini che ne indirizzano, volenti e nolenti il corso.  «Io non sono tra coloro che demonizzano il mercato – prosegue Testori – i critici che lo fanno sono, in genere, quelli che ci sono invischiati nel modo peggiore. In ogni caso, molto spesso il mercante arriva assai prima del critico. […]. È iniquo il ritratto che si fa del mercante avido, strozzino. Il mercante è uno che, se non vuole andare in rovina, deve intendersi d’arte; mentre per il critico è facoltativo». A 25 anni esatti dall’indimenticabile mostra dedicata a Petrini, questo nuovo capitolo si deve a due mercanti che sono arrivati prima.

Scoperte per un Petrini in uscita

Maurizio Canesso, ormai solido punto di riferimento per la fascia alta della pittura del Sei-Settecento non solo lombardo, annovera tra i suoi clienti alcuni dei più importanti musei internazionali, come il Louvre e la National Gallery di Ottawa, è promotore di raffinate mostre nella storica galleria di Parigi e, dal 2012, nella sede in Piazza Riforma a Lugano. Canesso, di origine varesina ma con una lunga esperienza professionale negli Stati Uniti, è un gallerista che alimenta il crocevia di alcuni dei migliori studiosi del settore, variamente impegnati nei suoi curatissimi cataloghi, non di rado occasioni di messa a punto critica più ampia delle opere inedite presentate. In questo caso, la mostra è dedicata a un nucleo di sette dipinti inediti provenienti dal Castello della famiglia Grand d’Hauteville a St-Légier-La Chiésaz nel Canton Vaud, già appartenuto alla potente famiglia d’Herwarth. Ad eccezione di una, tutte le tele sono attribuibili a momenti diversi della produzione di Giuseppe Petrini e le accurate ricerche documentarie condotte per l’occasione da Manuela Kahn-Rossi testimoniano un’inedita attività del maestro ticinese nel Cantone protestante, aprendo lo scenario di altre committenze d’oltralpe ancora da scoprire. Una fotografia rinvenuta nel Musée Historique de Vevey mostra, infatti, un’immagine di un affresco dipinto sul soffitto della dimora cittadina dei d’Herwarth, demolita nel 1896, che corrisponde perfettamente ad uno dei due bozzetti ad olio su carta ritrovati e qui riprodotto. Non si tratta quindi di un nucleo approdato per passaggi collezionistici a Vevey, ma legato alla committenza dei banchieri d’origine bavarese.

Scoperte per un Petrini di ritorno

Lorenzo Bianchini Massoni, con l’omonimo Studio d’arte di via Nassa, ha presentato i suoi quattro inediti dipinti petriniani nella Galleria della Loggia di Carona, paese natale del pittore, per l’occasione vegliati dal San Paolo normalmente conservato nell’adiacente parrocchiale. Bianchini è un giovane mercante, anch’egli di origine italiane ma cui l’anagrafe impedisce di esibire un curriculum paragonabile a quello del collega.

Qui la storia è ancora tutta da costruire e, per certi versi, questo non fa che rendere ancora più eccitante la vicenda di questo esordio. In questo caso, a legare le quattro tele non è una provenienza-committenza comune, ma proprio la scommessa del mercante che le ha scovate nella casa di collezionisti e colleghi tra l’Italia e la Svizzera e, rassicurato dall’esperienza di Laura Damiani Cabrini, critica ben nota agli studiosi d’arte ticinese, ce le propone (fino a domani), in questo prezioso ritorno al paese natale del pittore.

Tra le tele esposte spicca la dolce Madonna qui riprodotta, di qualità superiore alla variante (copia?) della Pinacoteca Züst di Rancate e il bellissimo Astronomo, qui al centro posto a confronto con l’analogo soggetto esposto alla Galleria Canesso. Petrini è noto, infatti, per essere uno dei maggiori interpreti settecenteschi di questi pseudo-ritratti di antichi Filosofi, Scienziati e Profeti che si diffusero nel Seicento a partire da Jusepe de Ribera. Sono mezze figure barbute, spesso difficilmente identificabili con certezza, accomunate dalla loro sete di conoscenza e da una vita dedicata alla ricerca: modelli esemplari che tanto piacevano a una committenza colta.

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