Tensione e poesia della materia. l’eredità di Jannis Kounellis, l’artista greco scomparso il 16 febbraio

Da quando l’ho riascoltata qualche settimana fa, ripenso spessissimo a una frase estemporanea ma gravida d’implicazioni rilasciata con noncuranza dal pittore realista Renato Guttuso a Indro Montanelli. È il 1961 e, in una sorta di sketch umoristico allestito nello studio dell’artista, il pittore a erma: «Non credo in un valore poetico in sé della materia». Sembra poco ma è tantissimo. È una dichiarazione della propria poetica che spacca in due (almeno) l’arte del Novecento. Guttuso difendeva una pittura in cui la potenza del soggetto e la capacità di renderlo con una Forma, ossia disegno e colore, erano l’unico interesse della sua arte. Lontano anni luce, negli stessi luoghi e anni, i pittori informali, della materia, della sua ricchezza e capacità evocativa facevano un punto imprescindibile di forza. Anche la carriera dell’artista di origine greca Jannis Kounellis (1936), scomparso ieri l’altro a 80 anni, è cresciuta su una convinzione opposta a quella di Guttuso, ossia che la materia abbia in sé una valenza poetica, e di una poesia universale.

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