Emilio Isgrò, Quel che è scritto

[English text below]

L’opera di Emilio Isgrò conservata al Castello Gamba, Quel che è scritto (1991), appartiene a un ciclo di lavori eseguiti nei primi anni novanta, con i quali Isgrò reinterpreta un genere artistico, la pala d’altare, con una sequenza di opere di pari forma e formato, incentrate sulla creazione artistica e sul suo gareggiare con la Creazione stessa, indicando un limite che accomuna il divino e l’umano: “Dio nostro Signore sogna questo rosso ma non lo sa creare”, “Tiziano Vecellio crea questo rosso ma non lo può sognare”, si legge su altre due pale di questa serie. Avviene qualcosa di analogo a ciò che capita con le celebri cancellature dell’artista, che a un primo sguardo sembrano sfregiare e negare il testo sottostante, ma in realtà ne propongono una chiave di lettura nuova e profonda. Con la frase che campeggia al centro di quest’opera, “Dio non lo sa leggere”, Isgrò ci mette di fronte alla misteriosità del conoscibile, fino al paradosso in cui perfino l’Onnisciente può non comprendere fino in fondo il segno umano, l’ideogramma posto al centro. È così che in questo cortocircuito di misteriosità e incapacità di decifrazione – dell’uomo, delle sue culture, della parola e della Parola – l’artista riesce a innescare in noi un processo di domande, su cosa sia la comprensione stessa del “verbo”, dei suoi significati, e dell’altro, diverso da noi. Tirando in ballo il divino, anche provocatoriamente, coinvolgendolo nella nostra ignoranza, l’artista lo chiama a testimoniare, forse a sigillare, se non addirittura a benedire, la vertigine del logos, nell’incontro tra due culture, quella orientale e quella occidentale, che hanno posto nella parola scritta il punto di abbrivio, sintesi e scaturigine della propria verità espressiva. È così che l’opera del Museo apre una finestra sul ciclo dei “Promessi Sposi cancellati”, esposti in mostra quale apice dell’investimento umano sulla parola, fatto da Manzoni, prima, e restituitoci da Isgrò ora. Tornando a guardare quest’opera del Museo, ne cogliamo tutta la grandezza di sintesi, come fosse un logo ante litteram della nostra stessa necessità di parola.

Emilio Isgrò’s composition “Quel che è scritto” (1991), housed in Castello Gamba, is part of a series of art works from the early ‘90s, in which Isgrò revisits the artistic genre of the altarpiece. A sequence of compositions of equal shape and format focusing on artistic creation paralleled with the creation of the universe, to reveal a limit that is common to the divine and to mankind: “Dio nostro Signore sogna questo rosso ma non lo sa creare”, “Tiziano Vecellio crea questo rosso ma non lo può sognare” (“God our father dreams this red but cannot create it”, “Tiziano Vecellio creates this red but he cannot dream it”), is the text seen on two other altarpieces of the series. The effect is similar to that which occurs with the artist’s renowned deletions, which at first sight seem to ruin and ignore the underlying text, when in reality they provide the key for a new and deeper interpretation of it. In using the sentence at the centre of this work, “Dio non lo sa leggere”, (“God cannot read it”), Isgrò confronts us with the uncertainty of the knowable and the paradox in which even the omniscient is unable to fully understand man’s mark, the ideogram placed at the centre. It is in this short circuit of obscurity and inability to decipher – man, his various cultures, his word and the Word – which the artist manages to trigger within us a series of questions, about what the exact interpretation of the “Word” is; of its meanings and of everything that is different from us. Bringing the divine into the equation, somewhat provocatively and drawing it into our ignorance, the artist calls it to witness, to ratify and even to bless the thrilling quiver of the logos, in the meeting between the two cultures, of East and West; since in the written word they have positioned the impetus, the synthesis and the source of their own expressive truth.

The Museum’s piece introduces the series “Promessi Sposi cancellati”, exhibited as a culminating point of man’s investment in the word, written first by Manzoni and now returned to us by Isgrò. Looking again at this Museum piece, we grasp the magnitude of synthesis, as if it were an ante litteram logo of our own need for words.

Emilio Isgrò: i 35 libri dei Promessi Sposi cancellati
Emilio Isgrò: the 35 books of The Betrothed, deleted

6 aprile – 16 giugno 2019
6 april – 16 june 2019

Un progetto di | A project by
Casa Testori

A cura di |Curated by
Davide Dall’Ombra 

Con la collaborazione di | In collaboration with
Archivio Emilio Isgrò

Emilio Isgrò, Quel che è scritto, 1991, acrilico e scagliola su compensato / acrylic and scagliola on board, 180 x 117,5 cm. Iscrizione / inscription: “Dio non lo sa leggere” e ideogramma / and ideogram, T51 / Emilio Isgrò 1991, inv. 18 AC.

     

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